Bitcoin: il fondatore di Facebook vuole creare una propria moneta virtuale?

Cosa c’entrano i bitcoin con Facebook? Ebbene pare che il fondatore della multinazionale Menlo Park abbia un certo interesse per le criptovalute:

«Mi interessa approfondire gli aspetti positivi e negativi di queste tecnologie e come sfruttarle al meglio nell’ambito dei nostri servizi»

Queste le ultime dichiarazioni di Mark Zuckerberg a proposito della moneta virtuale.  È lecito chiedersi se il fondatore del gigante blu non stia pensando alla creazione di una propria criptovaluta. La società al momento non si sbottona sull’argomento, non smentisce e non conferma. In ogni caso, bisogna ammettere che l’idea di una criptovaluta figlia di un social network è decisamente interessante.

Nonostante il no-comment secco di un portavoce, gli ultimi episodi che hanno coinvolto Facebook non fanno altro che supportare questa ipotesi. Emblematica, in questo senso, la recente battaglia della piattaforma contro gli annunci pubblicitari dei bitcoin e delle  ICO. Messi al bando perché  «diverse aziende che pubblicizzano ora Ico e bitcoin non operano  in buona fede». In altre parole, la gente deve continuare a scoprire nuovi prodotti e servizi tramite le pubblicità di Facebook ma senza paura di truffe.

In realtà, l’impressione è che la multinazionale di Menlo Park voglia acquisire il controllo di un’altra sfera della vita di alcuni utenti: ossia quella relativa ai bitcoin e alle criptovalute in generale.

Social Media Company o Life Company?

Mark Zuckerberg ha sempre dichiarato con fermezza che la sua creatura è semplicemente una rete sociale. Ma a smentirlo sono i fatti: gli instant articles, il marketplace, il workplace, i pagamenti peer-to-peer sono solo alcuni dei capitoli della storia del suo monopolio. Sarebbe molto più appropriato etichettarlo come una “life company”,  ossia una compagnia che punta alla gestione di ogni aspetto della vita delle persone.  Una macchina da guerra che ogni secondo processa e vende miliardi di dati sensibili. Tutto questo non deve stupirci se si pensa al fatto che Facebook è gratis… Del resto:

“If you’re not paying for something, you’re not the customer; you’re the product being sold”  

(A. Lewis)

L’informazione nel recinto di Mark Zuckerberg

È un dato di fatto che la maggior parte degli utenti acceda all’informazione via mobile, utilizzando come fonte Facebook. Un trend che il numero uno di Menlo Park ha pensato bene di sfruttare a proprio favore. Come? Con l’introduzione degli instant articles. Si tratta di una modalità che consente agli utenti di leggere gli articoli di giornale da mobile direttamente all’interno di Facebook, ottimizzando la leggibilità e la velocità. Un indicatore importante per comprendere come:

  • Mark Zuckerberg voglia offrirci molto di più che un luogo dove socializzare
  • Il social media stia chiudendo sempre di più l’informazione nel proprio circuito

L’obiettivo è chiaro: gestire le attività dell’utente senza farlo mai uscire da Facebook. Com’era prevedibile , tutto ciò si è tradotto in un minor traffico per le testate online. È chiaro che la piattaforma punti a diventare lo standard nel consumo delle informazioni via mobile.

TechLash: l’ossessione del monopolio rovinerà Facebook?

In questo clima  orwelliano, però comincia a registrarsi anche quella che appare come una timida inversione di tendenza. La miccia è stata accesa dal caso Brexit e dall’elezione di Donald Trump, con il conseguente dibattito sulle fake news e il ruolo dei social nel condizionare gli eventi politici.  D’altra parte le elezioni politiche ormai si fanno anche colpi di post.

Un importante segnale arriva dai governi. A fare la parte del leone è la Germania, ma in generale spuntano come funghi proposte di legge contro il monopolio delle tech company. L’Economist ha coniato addirittura un termine per esprimere questa situazione: #TechLash, letteralmente “frustata alle grandi compagnie tecnologiche”.

Pare che l’ossessione del monopolio di Facebook si sia trasformata in una sorta di boomerang. Infatti, comportandosi a tutti gli effetti come un’azienda pubblica, il social media si sarebbe esposto ad una serie di provvedimenti  di regolamentazione e tassazione promossi dal commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager. E c’è già chi è pronto a scommettere sulla fine delle manie di controllo di giganti come Facebook e Google. Sarà vero? Chi vivrà vedrà!

 

 

 

 

 

 

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